INFLUENCER DELLA SOLITUDINE

C’è un trend che dovrebbe inquietarci e cioè quello degli “influencer della solitudine”. Arriva dagli Stati Uniti il fenomeno dei video su quanto sia bello stare da soli in casa, con contenuti a dir poco agghiaccianti. Dopo il lavoro entrano in case immacolate, disinfettano le scarpe, sistemano tutto maniacalmente, cenano alle sette con cibi precotti, strapazzano un gatto, guardano la tv, poi vanno a dormire. Dal numero dei like evidentemente sono tante le persone che si riconoscono in queste routine “healty” pubblicizzate da creator come Paulina Cee, Drama Free Diaries o Manocutz. Ma davvero qualcuno vuole convincerci che la vita si possa ridurre ad essere così arida, senza contatti sociali, trasformati in degli schiavi moderni, incentrati solo sulla vita lavorativa e non sulla realizzazione della propria persona? Il consumismo sfrenato è complice di questa deriva solitaria, che ha preso piede anche in Italia. Banalmente tanti “soli” consumano di più di piccoli gruppi, le famiglie. Poi c’è la stanchezza, l’avvilimento, nei casi più difficili la depressione, e così dopo una giornata in ufficio c’è chi preferisce rinchiudersi in casa piuttosto che uscire e vivere davvero, incontrare un amico, avventurarsi in una relazione amorosa, dando alle ore libere il valore che meritano. Come diceva Massimo Troisi in Ricomincio da tre: «Robe’ tu devi uscire, ti devi salvare… và mmiezo 'a strada, tocc 'e femmene, va a arrubbà, fa chello che vuo' tu!».

2026-06-15T03:01:45Z