THE SARTORIALIST PER FOUR SEASONS HOTEL MILANO, LA NUOVA ESPERIENZA MILANESE DA NON PERDERE

Fashion victim e stilisti, designer e giornalisti: chi vive di moda non può non conoscere Scott Schuman e The Sartorialist, una delle piattaforme che osserva più attentamente lo stile contemporaneo, trasformando la strada in una fucina creativa vera e propria. Tutto inizia nel 2005, quando Schuman lascia la direzione di uno showroom e inizia a fotografare le persone che, per strada, gli sembrano vestite in maniera memorabile; nasce così il blog che avrebbe cambiato il modo di raccontare la moda fuori dalle passerelle. Nello spirito di maestri come Bill Cunningham, August Sander e Steve McCurry, lo sguardo di Schuman si è sempre concentrato sulle persone reali, su quella spontaneità che da sempre abita lo spazio pubblico prima dei social media: in fondo, The Sartorialist ha dimostrato che il vero stile e la moda sono un gioco alla portata di tutti.

Oggi Schuman vive a Milano, città che continua a osservare attraverso l’obiettivo con la stessa curiosità degli inizi. Anche da qui nasce l'esperienza immaginata insieme a Four Seasons Hotel Milano, che invita gli ospiti a scoprire la città attraverso una passeggiata fotografica di tre ore insieme al fotografo: in albergo, Schuman aiuta gli ospiti a scegliere i look prima di uscire nelle strade più eleganti del centro, e scattare - come se tutto ciò non bastasse, l’esperienza si conclude con una stampa firmata, una selezione fotografica e una copia di The Sartorialist. Milano edito da Taschen. In occasione del lancio di questa collaborazione, Scott Schuman ha discusso con Harper’s Bazaar del suo modo di vedere le immagini, della strada come spazio di osservazione e di come la fotografia, oggi, può ancora raccontare lo stile.

Milano vista da The Sartorialist: tutto sulla collaborazione di Scott Schuman con Four Seasons Hotel Milano

Hai fotografato praticamente in tutto il mondo, eppure Milano è diventata sia la tua casa che la protagonista del tuo ultimo libro. Che cosa rende questa città diversa dalle altre?

Prima di tutto Milano è molto più piccola rispetto a città come Londra o Parigi. Ha sicuramente un respiro europeo, ma allo stesso tempo rimane molto a misura d’uomo: la scala degli edifici, delle strade e degli spazi urbani è più contenuta rispetto ai boulevard monumentali o ai grattacieli di metropoli come New York. Negli ultimi anni, poi, Milano è diventata sempre più internazionale, riuscendo comunque a mantenere una dimensione locale riconoscibile. È questo equilibrio che mi ha portato a scegliere di viverci: in una città del genere, si possono notare dettagli e piccoli gesti che probabilmente si perderebbero in un ambiente più dispersivo - sono proprio queste sfumature a rendere Milano così interessante, dal punto di vista fotografico e non solo.

Il Four Seasons Hotel Milano si trova all’interno di un convento del Quattrocento, ed è da tempo un punto di riferimento comunità creativa internazionale. Un posto così ricco di storia può influenzare il modo in cui le persone si vestono e si muovono in una città?

Assolutamente sì. In realtà, è la città stessa a plasmare il modo di vestirsi delle persone, con le sue tendenze, i suoi cambiamenti e ciò che accade al suo interno. "Quando si va in città bisogna ben vestirsi", diceva mia madre, e in fondo è proprio questo il punto. Prendiamo Milano: al di là del fatto che ci si riesca o meno, quasi tutte e tutti cercano di vestirsi al meglio quando escono. C’è un’attenzione molto forte per i dettagli, per i tessuti e per il modo in cui si costruisce un look: si tratta di un tipo di sensibilità profondamente legato alla cultura della città, che si riflette anche nel modo in cui le persone si muovono nello spazio urbano.

Per anni hai fotografato persone in momenti spontanei e non filtrati; in questa experience, invece, accompagni gli ospiti per le strade di Milano aiutandoli a entrare dentro l’inquadratura. Come cambia il tuo sguardo quando non osservi soltanto, ma guidi qualcuno nel processo?

Pensandoci bene, il mio sguardo non cambia molto rispetto a quando lavoro con lo street style, anche perché il punto di partenza di questa esperienza fa parte della quotidianità: le gallerie degli iPhone sono piene di nostre foto scattate da un amico o da qualcuno attorno a noi. Naturalmente qui il processo va un po’ oltre, perché entra in gioco lo sguardo autoriale di chi sta dietro l'obiettivo, e che costruisce l'immagine con una sensibilità visiva; alla base, però, resta una dinamica molto spontanea, qualcosa che nasce nella vita di tutti i giorni e che continua a viverci.

Lo street style nasce per la strada come una forma di scoperta, di qualcosa ma soprattutto di qualcuno. In un momento in cui la moda è più consapevole che mai di sé stessa, che cosa ti sembra ancora autentico?

In realtà non cerco l’autenticità in senso stretto, anche perché quando si parla di moda e di stile le categorie di autentico e inautentico possono diventare complesse. Piuttosto, quello che cerco è il momento, l'attimo in cui si crea una connessione con la persona che incontro e che decido di fotografare. La vista è il primo senso a entrare in gioco: spesso è un dettaglio spontaneo a catturare la mia attenzione, qualcosa di naturale e non costruito. Sicuramente non mi interessa una posa meccanica o artificiale - quello che mi colpisce è invece un gesto, un’espressione o un equilibrio inatteso tra la persona e ciò che indossa.

Quando gli ospiti si metteranno davanti al tuo obiettivo durante la collaborazione con Four Seasons, che cosa speri possano riconoscere tra qualche anno riguardando queste fotografie?

Spero soprattutto che resti un ricordo piacevole dell’esperienza. Non si tratta soltanto di scattare una fotografia: è qualcosa di più ampio, quasi un piccolo viaggio dentro la città. Le persone camminano per le vie del centro, guardano Milano attraverso i propri occhi e attraverso le immagini che nascono durante lo shooting, magari si fermano in un negozio a fare shopping o a bere un caffè in un bar. La fotografia, in questo senso, non è soltanto una composizione visuale: quello è il punto di partenza, ma di certo non la fine. È anche per questo che l'experience con Four Seasons funziona così bene, perché riesce a trasformare un servizio fotografico in un’esperienza completa, fatta di incontri e soprattutto di persone.

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2026-03-13T10:43:20Z